Nei prossimi giorni condividerò attraverso la mia newsletter la nuova zine dedicata all’inizio di questo anno. Al suo interno troverete il racconto di una Washington vista in bianco e nero: un’osservazione silenziosa che parte dai solenni Memoriali per addentrarsi tra le strade che circondano la Casa Bianca.
Sono consapevole che Washington é più di tutto questo, ma questa é la parte più importante per gli americani (credo).
Intanto, pero’, un piccolo anticipo a colori
La mattina presto, é molto rilassante attraverso il parco che raccoglie tutti i principali monumenti: il Washington Memorial é sempre li’ punto di riferimento ed elemento più rappresentativo della capitale americana.
Mi sono impegnato a creare nel 2026 un progetto fotografico con macchine fotografiche istantanee.
Per Natale mi sono regalato una Polaroid e, appena rientrato a Parigi, ho speso la mattinata del 1 gennaio per cercare le 8 istantanee contenute in una (costosa) pellicola.
Nella mia passeggiata ho trovato 8 situazioni che credevo interessanti, ho inquadrato, immaginato la resa e stampato. Ho messo la stampa nella tasca della giacca, aspettando la sua esposizione. Ho deciso di fare lo stesso con tutte le 8 esposizioni, aspettando di rientrare a casa per vedere il risultato.
Accudenti! Tutte bruciate! Come l’immagine di copertina di questo post. Tutte completamente bianche o quasi….
Ma cos’è successo? vuoi vedere che in aeroporto …..
Ma certo, rientrando a Parigi ho inserito la scatola Polaroid con i film nel bagaglio a mano, che è passato sotto gli X-Ray del controllo di sicurezza … Et voilà … probabilmente spiegato il contrattempo.
Avevi con me una seconda scatola, questa volta a colori. L’ho aperta r ho scattato un frame per verificare
Polaroid – 2 /2026
Peccato davvero, visto il costo delle pellicole Polaroid. Certo, il risultato conserva una certa forma di sperimentazione e espressione creativa, ma avrei preferito davvero fare un’esperienza Polaroid più ‘tradizionale’.
Ho provato comunque a riutilizzare queste foto bruciate in uno dei miei carnet ….. quando qualcosa va storto, bisogna sempre trovare una via d’uscita, no?
Interessante questa mostra a Gorizia, sul confine italo-sloveno e le città di Gorizia e Nova Gorica.
Alex Majoli
Alex Majoli, gusti di frontiera
Alex Majoli apre il primo piano della mostra, descrivendo l’Isonzo, che fa da sfondo a tutte le storie presentate nei tre piani espositivi.
L’Isonzo, Alex Majoli
Alex non si limita ad immagini paesaggistiche, ma anche a storie di eventi culturali delle due cittá, come ‘Gusti di Frontiera’ o le rassegne corali che vengono annualmente ospitate tra Gorizia e Nuova Gorica
Alex Majoli
Steve McCurry
Steve McCurry
Steve McCurry sceglie di raccontare 18 storie di confine, incontrando testimoni, come Maurizio Gorian, ex infermiere dell’ospitale psichiatrico, edificato una prima volta nel 1911 e poi rifatto negli anni Venti dopo le distruzioni della Prima guerra mondiale. L’ospedale psichiatrico nel 1947 si era ritrovato ad essere proprio a ridosso del confine con la Jugoslavia, vicino al valico di San Pietro-Sempeter.
Steve McCurry
Rok Bavcar è stato fotografato in un cimitero che racconta molto degli anni successivi alla seconda guerra mondiale, quando la zona del Gorizia o è stata divisa tra italia ed (ex) Jugoslavia.
La stesura della linea di frontiera nel settembre 1947 determinò diverse situazioni paradossali. Il cimitero di Merna, all’epoca comune italiano (oggi comune sloveno di Miren-Kostanjevica), fu tagliato a metà dalla linea confinaria. I reticolati dividevano il piccolo camposanto con il risultato che gli italiani non potevano più rendere omaggio ai propri cari sepolti nella parte jugoslava e viceversa. Molto complessa risultava anche la procedura per i funerali.
Nel 1974, un anno prima del Trattato di Osimo che ratificò la linea di confine italo-jugoslavo, la barriera fu rimossa dal cimitero.
La linea dell’ex frontiera oggi è indicata da un’apposita pavimentazione.
Meta Kresse
Metà Kresse
Anche Metà Kresse sceglie di incontrare dei testimoni del confine, come Carlo e Sonja.
“No, Gorizia e Nova Gorica non possono diventare una città unica”, dice Sonja. “Hanno identità molto diverse e questo mi piace molto. • meglio, posso dire che la futuristica Nova Gorica è quasi senza identità, mentre Gorizia ha un nucleo antico e bellissimo, sicuramente difficile da valorizzare.
Nova Gorica mi è sempre sembrata diversa, persino l’aria, l’odore era diverso quando si attraversava il confine. Ora il confine non mi da più fastidio, solo la presenza della polizia mi disturba.” “Non c’è confine!” afferma Carlo. “C’è una parte vecchia e una parte nuova della città. Il confine diventa reale solo quando ne parli.” “Il problema con noi italiani è che non siamo abbastanza flessibili per imparare lo sloveno”, aggiunge. “Questo è un problema solo per i goriziani di lingua italiana”, corregge Sonja che fa parte della minoranza slovena in Italia.
Davvero un bel momento, un viaggio nella storia della mia regione attraverso lo sguardo di tre fotografi