
A metà degli anni Sessanta, alcuni artisti italiani hanno cominciato a creare opere d’arte con materiali e tecniche semplici che rendevano visibili le forze fisiche dell’energia.
Non rappresentavano il mondo in modo figurativo, ma creavano situazioni “reali” in cui gli spettatori sperimentavano le prime installazioni di arte contemporanea.
Le opere degli artisti di arte povera utilizzavano materiali rurali e urbani – dagli alberi al fuoco, dagli animali vivi ai lingotti di piombo – così come materiali legati alla storia dell’arte, senza distinzione tra naturale e artificiale.
Coniato nel settembre 1967 dal critico d’arte Germano Celant, il termine “Arte Povera” identifica queste opere ed è al centro di una mostra presente in questi giorni a la ‘Bourse de Commerce Pinault Collection’, un posto che merita davvero visitare se siete a Parigi.
Curioso vedere queste installazioni che da molti decenni riescono ancora a trasmettere emozioni e curiosità, in un tempo in cui tutto é dominio dalla tecnologia e dal digitale.
Interessante vedere anche come artisti hanno collaborato ne realizzare alcune delle opere.
Mario Merz, uno dei grandi protagonisti dell’Arte Povera, presente alla mostra, ha chiesto ad un fotografo di aiutarlo nel costruire la sua opera “Senza titolo (una somma reale è una somma di gente)” del marzo 1970: nella serie fo Fibonacci ogni numero è la somma dei due precedenti, secondo una logica ciclica che aspira a codificare la pulsione vitale di crescita che esiste in natura, rendendola esplicita e visibile. Utilizzata quindi da Merz come strumento di misura della realtà, l’artista vi ricorre con l’intento di riportare nelle sue opere la stessa sequenza che regola lo sviluppo armonico di tutti i fenomeni organici.
In questo caso, Mario Merz ha chiesto al fotografo di realizzare una sequenza di dieci stampe fotografiche disposte sotto una successione di nove cifre rappresentate con dei neon blu. I protagonisti delle fotografie sono artisti e rivenditori d’arte ritratti nel centro Ponte delle Gabelle di Milano. Le prime nove immagini sono state scattate dalla stessa posizione, mentre la decima offre una prospettiva diversa. La somma dei commensali rappresentati in ogni fotografia corrisponde al numero disposto sopra l’immagine.

In questo caso, Mario Merz ha chiesto al fotografo di realizzare una sequenza di dieci stampe fotografiche disposte sotto una successione di nove cifre rappresentate con dei neon blu. I protagonisti delle fotografie sono artisti e rivenditori d’arte ritratti nel centro Ponte delle Gabelle di Milano. Le prime nove immagini sono state scattate dalla stessa posizione, mentre la decima offre una prospettiva diversa. La somma dei commensali rappresentati in ogni fotografia corrisponde al numero disposto sopra l’immagine.

Interessante anche “Tutto” di Alighiero Boetti, che ha voluto includere tutto ciò che esiste al mondo in un’unica opera d’arte. L’artista invitò i suoi collaboratori a disegnare tutto ciò che potevano immaginare esistente nel mondo, e il problema per le ricamatrici era come non usare mai lo stesso colore per due oggetti adiacenti. Il mosaico di punti ha dato origine a Tutto, di cui esistono varie versioni uniche e diverse.

Giovanni Anselmo, è considerato uno degli artista per eccellenza dell’Arte Povera. L’artista rappresenta le forze fisiche, come la gravità, e le sue opere fanno ricorso a pietre, aghi magnetici, terra, proiezioni su diapositive di parole come Particolare.
L’opera che vedete qui sotto e forse quella che mi ha colpito di più, sera anche per questo che é la foto migliore che ho scattato al museo.

Pier Paolo Calzolari, invece, propone “La casa ideale” a partire da un testo scritto nel 1968, che parla di una casa ideale, una casa che l’artista , non ha mai trovato perché ha vissuto in molti luoghi diversi. La sua casa ideale è allo stesso tempo immaginaria e reale, popolata da opere d’arte dell’Arte Povera realizzate da diversi artisti.
Il testo si evolve poi in una serie di allusioni alle sue stesse opere d’arte, alcune delle quali realizzate nel momento in cui scrive il testo. Queste opere sarebbero state esposte poco dopo nelle sue prime mostre personali e collettive.


Di Alighiero Boetti ho apprezzato “I vedenti”, su tela ricamata a mano.




Insomma, é stata una bella mattinata. Contento ancora una volta che una corrente artistica italiana stia creando cosi’ tanto interesse a Parigi. Oltre 250 le opere presenti, con una selezione di tutti gli artisti nella sala ovale e esposizioni individuali nelle varie sale.
Se vi capita andateci.






















