Tre sguardi

Interessante questa mostra a Gorizia, sul confine italo-sloveno e le città di Gorizia e Nova Gorica.

Alex Majoli

Alex Majoli, gusti di frontiera

Alex Majoli apre il primo piano della mostra, descrivendo l’Isonzo, che fa da sfondo a tutte le storie presentate nei tre piani espositivi.

L’Isonzo, Alex Majoli

Alex non si limita ad immagini paesaggistiche, ma anche a storie di eventi culturali delle due cittá, come ‘Gusti di Frontiera’ o le rassegne corali che vengono annualmente ospitate tra Gorizia e Nuova Gorica

Alex Majoli

Steve McCurry

Steve McCurry

Steve McCurry sceglie di raccontare 18 storie di confine, incontrando testimoni, come Maurizio Gorian, ex infermiere dell’ospitale psichiatrico, edificato una prima volta nel 1911 e poi rifatto negli anni Venti dopo le distruzioni della Prima guerra mondiale. L’ospedale psichiatrico nel 1947 si era ritrovato ad essere proprio a ridosso del confine con la Jugoslavia, vicino al valico di San Pietro-Sempeter.

Steve McCurry

Rok Bavcar è stato fotografato in un cimitero che racconta molto degli anni successivi alla seconda guerra mondiale, quando la zona del Gorizia o è stata divisa tra italia ed (ex) Jugoslavia.

La stesura della linea di frontiera nel settembre 1947 determinò diverse situazioni paradossali. Il cimitero di Merna, all’epoca comune italiano (oggi comune sloveno di Miren-Kostanjevica), fu tagliato a metà dalla linea confinaria. I reticolati dividevano il piccolo camposanto con il risultato che gli italiani non potevano più rendere omaggio ai propri cari sepolti nella parte jugoslava e viceversa. Molto complessa risultava anche la procedura per i funerali.

Nel 1974, un anno prima del Trattato di Osimo che ratificò la linea di confine italo-jugoslavo, la barriera fu rimossa dal cimitero.

La linea dell’ex frontiera oggi è indicata da un’apposita pavimentazione.

Meta Kresse

Metà Kresse

Anche Metà Kresse sceglie di incontrare dei testimoni del confine, come Carlo e Sonja.

“No, Gorizia e Nova Gorica non possono diventare una città unica”, dice Sonja. “Hanno identità molto diverse e questo mi piace molto. • meglio, posso dire che la futuristica Nova Gorica è quasi senza identità, mentre Gorizia ha un nucleo antico e bellissimo, sicuramente difficile da valorizzare.

Nova Gorica mi è sempre sembrata diversa, persino l’aria, l’odore era diverso quando si attraversava il confine. Ora il confine non mi da più fastidio, solo la presenza della polizia mi disturba.” “Non c’è confine!” afferma Carlo. “C’è una parte vecchia e una parte nuova della città. Il confine diventa reale solo quando ne parli.” “Il problema con noi italiani è che non siamo abbastanza flessibili per imparare lo sloveno”, aggiunge. “Questo è un problema solo per i goriziani di lingua italiana”, corregge Sonja che fa parte della minoranza slovena in Italia.

Davvero un bel momento, un viaggio nella storia della mia regione attraverso lo sguardo di tre fotografi



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