• Place Martroi, Orleans, Giovanna d'Arco
    Place Martroi, Orleans, Marzo 2025

    Che piacevole giornata ad Orleans. A un’ora di treno da Parigi, ci si immerge in un mondo completamente diverso dalla capitale Parigina.

    A pochi minuti della stazione si arriva a Place Martroi, dominata dominata dalla statua di Giovanna d’Arco a cavallo.

    La piazza é senz’altro il luogo di partenza per scoprire la città, ma é anche un luogo di ritrovo, di spazio per giocare, per leggere, ber bere un’aperitivo.

    Place Martroi, Orleans, Giovanna d'Arco
    Place Martroi, Orleans, Marzo 2025

    Da li’, infatti, si percorre la ‘Rue Royale’, oppure, come ho fatto io si entra per le stradine del vecchio centro storico in direzione della cattedrale, altro elemento di riconoscimento della città.

    Cattedrale di Orléans
    Verso la cattedrale di Orleans, marzo 2025
    La cattedrale di Orleans
    La cattedrale di Orléans, interno, marzo 2025

    Era un sabato di marzo, piuttosto freddo, ma soleggiato. L’idea di un’atmosfera più rilassata di vita é davvero palpabile.

    Nei tempi, negli spazi, nei rumori, negli spostamenti. Certo co sono le vie centrali dei negozi e dei ristoranti più frequentate, ma si respira davvero un clima ‘da provincia’, dove si possono trovare spazi tranquilli per chiacchierare nella strada principale della città, o fermarsi lungo la Loira.

    In centro - Orleans
    Orleans, Marzo 2025
    Brasserie - Orleans
    Orléans, marzo 2025
    La Loira

    Dietro alla Cattedrale, andate a cercare il ‘Campo Santo’, affascinante struttura architettonica, che non avevo trovato nella mia prima visita alla città, qualche anno fa.

    Un posto davvero speciale.

    La giornata ad Orleans é stata piuttosto intesa: mi sono ritrovato con altre dieci persone per un atelier fotografico con Gildas Lepetit Castel, un artista di cui avevo letto un libro sulla fotografia e di cui seguo l’interessante lavoro, per l’interessante approaccio poetico del suo lavoro.

    Attraverso una serie di esercizi, ci ha sforzato a cercare l’atmosfera della città, ad uscire dalle nostre abitudini, a lavorare insieme. Insieme produrremo una breve pubblicazione, ma conto anch’io di lavorare su una zine per meglio raccontare questa interessante e piacevole giornata.

    La troverete presto sulla pagina ‘pubblicazioni ‘Projects‘.

    Paris Austerlitz
    Back home, Paris

  • Marrakech, Febbraio 2025

    Entri nella Medina di Marrakech da una zona di relativo silenzio e calma.

    In un attimo ti trovi inondato da una forte luce , da suoni progressivamente più forti che riempiono spazio e tempo, da colori e profumi di spezie. Gente, tanta gente.

    La piazza si riempie, le persone ti si affiancano, ti indirizzano in zone più lontane della città. Le segui, ti perdi in stradine isolate.
    Scopri una città più silenziosa, laboriosa, inaspettata.

    Tre ore a Marrakech

    La zine é disponibile qui oppure qui sotto

  • Il libro di Bruno Barbey

    Nel 1962, poco più che ventenne, il fotografo Bruno Barbey, alla guida del suo Maggiolino, decide di esplorare l’Italia. Ha in tasca un brevetto da pilota di aereo e in testa le parole di Saint-Exupéry. Vuole viaggiare, osservare e capire.

    Le aule dell’École des Arts et Métiers di Vevey in Svizzera, dove studia per diventare fotografo professionista, non riescono a dare risposta al suo bisogno di conoscenza.

    Bruno Barbey, galleria Bertoja, Pordenone

    Comincia a comprendere che la fotografia può avere tutt’altro significato oltre che l’opportunità per farne una professione con cui sopravvivere.

    Ho sempre scoraggiato i giovani fotografi dal diventare professionisti. Finché puoi mantenerti, dico loro, fotografa come fosse un passatempo, sarà il tuo lavoro vero

    Bruno Barbey, galleria Bertoja, Pordenone

    Ad accompagnarlo, la passione per il cinema che a Parigi, durante la sua adolescenza, aveva avuto modo di coltivare con amici del calibro di Éric Rohmer alla Cinémathèque Français. La sua Leica M2 diventa non una semplice fotocamera, ma una macchina con cui produrre visioni prima che Immagini, storie anziché semplici cronache.

    Inizia così il progetto Les Italiens.

    Il racconto di Barbey ci mostra un Paese carico di contrasti, ma tutto il progetto è accomunato da un profondo rispetto verso i suoi protagonisti ed i loro luoghi. “Le persone semplici sono generose con i sogni”, ha scritto Tahar Ben Jelloun i cui testi accompagnano le fotografie nella prima edizione del volume Les Italiens.

    Galleria Bertoja, Pordenone

    Che bella la mostra al secondo piano della galleria Bertoja a Pordenone.

    Un tuffo negli anni ‘60, in un’Italia che comincia a credere nel “miracolo economico”, pur in un contesto ancora caratterizzato da forti contraddizioni.

    Le fotografie presentate offrono uno straordinario affresco dell’Italia di quel tempo.

    La selezione d’immagini, quasi tutte realizzate tra Roma e Napoli, diventa un taccuino d’appunti realizzato con la macchina fotografica, che immortala una rappresentazione della commedia dell’arte in cui gli interpreti sono le persone che abitano il Belpaese.

    Il fotografo dichiarò: “Sono convinto che il tempo abbia dato agli italiani, ai loro volti e alle loro espressioni, un po’ di anima (…). Non avevano alcun complesso davanti alla lente. Guardavano in macchina rimanendo ben dentro i loro panni e la loro vita; amavano la vita, tutto quel che dovevo fare era coglierli così com’erano”.

    Per gli amici di Pordenone, immancabile

    Galleria Bertoja, Pordenone