• “Il sogno di una cosa” è il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, scritto nel 1949-50 ma pubblicato solo nel 1962 e originariamente intitolato I giorni del Lodo De Gasperi.

    Racconta le vicende di tre amici (Nini, Eligio e Milio) e delle loro famiglie, tra il 1948 e il 1949, che incontrano durante una sagra.

    Nella prima parte, nel 1948, sull’onda spontanea della condivisione di intenti e ideali, i tre amici decidono di emigrare all’estero nella speranza di trovare un lavoro. Milio andrà in Svizzera, Nini ed Eligio invece, spinti anche da motivazioni sociali, raggiungeranno la vicina Jugoslavia, da cui però rientreranno delusi dopo qualche tempo.

    La seconda parte, datata 1949, accumula alcuni motivi narrativi attorno alla figura di Cecilia, di cui Nini si innamora. Il racconto si orienta così in un’atmosfera cadenzata dai ritmi della vita e dei riti comunitari contadini in cui le esistenze dei tre giovani si dipanano nell’aspirazione a una migliore condizione lavorativa e sociale, mentre a fare da sfondo restano la loro impetuosa, sensuale giovinezza e la voglia di amore e di amicizia, minacciate dalla cruda realtà di una vita di privazioni e di ingiustizia.

    Silvia Rocchi e la curatrice Sara Pavan

    La bravissima Silvia Rocchi ha rivisitato questa storia e l’ha trasformata in fumetti. Non possiamo che andare avanti è la mostra inaugurata lo scorso 4 ottobre a Parigi, grazie ad EFASCE, e ospitata presso libreria italiana del Marais, la Tour de Babel .

    L’esposizione presenta le 21 tavole a colori che compongono il racconto a fumetti di Silvia Rocchi, realizzate con una tecnica pittorica che mescola colori vibranti e segni di grafite.

    Ho documentato, il vernissage. Alcune foto le trovate nei profili social dell’artista e della libreria, altre qui sotto.

    Un’atmosfera davvero piacevole, come spesso succede agli eventi della Tour de Babel. Una voglia di rivedere la prima opera di Pasolini, con l’aiuto prezioso di Sara Pavan, che ha curato l’allestimento e animato la serata.

    Ho voluto raccontare le impressioni di chi probabilmente non conosceva questo romanzo di Pasolini (io per primo), che tra l’altro racconta di migrazioni. Ho visto sguardi attenti e curiosi. Volti sorridenti, con voglia di conoscere un po’ d’Italia.

    La mostra é visitable presso la libreria Tour de Babel al 10, Rue du Roi de Sicile a Parigi (Metro Saint Paul) fino al 30 novembre.

    Ne vale la pena!

  • Café Parisienne, Parigi, settembre 2025

    Qualche volta prendo una delle macchine analogiche: c’é un forte trend sulla rete nell’invitare ad utilizzare apparecchi tascabili, non intrusivi, leggeri. Ovviamente i più recenti costano una fortuna.

    Ma ho pensato che mia piccola Olympus XA é una delle fotocamere più piccole mai prodotte (credo), soprattutto se bine rimosso il flash laterale.

    Quando scegli questo modo di fotografare, introduci degli elementi che apparentemente ti limitano, ma che in realtà ti fanno scattare in maniera più intenzionale:

    • ci sono 36 scatti (che hanno un costo associato, più o meno intuitivo): ci pensi sempre due o tre volte.
    • le immagini non le hai disponibili subito, devi aspettare anche qualche settimana: avranno una ‘luce’ diversa, una connessione motiva diversa.

    Ci sono anche vantaggi immediati nell’usare una macchina analogica come l’Olympus XA

    • coerenza nella resa visiva (36 foto in bianco e nero, con la stessa pellicola: a parità di condizioni di luce, la resa sarà simile)
    • costanza nelle inquadrature, tutte con un 35mm (lente fissa).

    Ovvio che questi vantaggi si possono ottenere anche con una macchina digitale, ma occorre più disciplina.

    Alcuni scatti di questa pellicola.

  • Passariano (Udine), settembre 2025

    Sempre piacevole passare per villa Manin. Una domenica di settembre, quasi nessuno in giro, probabilmente perché in quel giorno ricorreva, proprio a due passi, a Rivolto, il 65° anniversario della Pattuglia Acrobatica Nazionale – Frecce Tricolori, una delle più prestigiose e longeve pattuglie acrobatiche al mondo.

    Classica villa veneta (anche se siamo in Friuli), che fu l’ultima residenza del doge di Venezia (Lodovico Manin), ma anche quartier generale di Napoleone, che vi resto’ per circa due mesi durante le trattine del Trattato di Campoformido.