• John Sargent – Musée d’Orsay, Ottobre 2025

    John Singer Sargent (Firenze, 1856 – Londra, 1925) è uno dei più grandi pittori del XIX e dell’inizio del XX secolo. Adorato negli Stati Uniti (il suo ritratto di Madame X è considerato la Gioconda della collezione d’arte americana del Metropolitan Museum of Art di New York), è celebrato anche nel Regno Unito, dove ha svolto la maggior parte della sua carriera.

    Qui In Francia, tuttavia, e probabilmente nel resto d’Europa, la sua opera rimane ancora sconosciuta.

    Il Musée d’Orsay propone in questo periodo oltre 90 delle sue opere soprattutto della sua produzione di gioventu’ a Parigi, prima del suo trasferimento a -Londra dopo lo scandalo suscitato dal suo ritratto di Madame Gautreau (Madame X) presentato nella capitale francese.

    Durante quel decennio, Sargent forgia il suo stile e la sua personalità nel crogiolo del vertiginoso mondo dell’arte parigina, caratterizzato dal moltiplicarsi delle mostre, dallo sviluppo del naturalismo e dell’impressionismo e dall’ascesa di Parigi come capitale mondiale dell’arte.

    Madame X, Musée d’Orsay, ottobre 2025

    Virginie Amélie Avegno (1859-1915), moglie di un banchiere e magnate della navigazione francese Pierre Gautreau, divenne una figura di spicco dell’alta società parigina, ampiamente riconosciuta come una delle grandi bellezze del suo tempo.

    In quel periodo Sargent era noto ritrarre personaggi dell’alta società, anche per aumentare le sue probabilità di esporre al Salon, un’esposizione periodica di pittura e scultura. Sargent all’epoca 28 enne, la convinse a posare per lui in lunghe sessioni (al d’orsay ci sono tutte le stampe di prova e i vari provini). Sebbene fosse sicuro di aver dipinto un ritratto eccezionale, anche se provocatorio, temeva la reazione del pubblico e della critica.

    Quando il Salon del 1884 aprì i battenti, il dipinto fu al centro dell’attenzione e suscitò grandi polemiche: la gente rimase scioccata dalla spallina cadente, dalla scollatura profonda, dal trucco pesante della modella e dalla sua posa, probabilmente non in linea con i canoni della bellezza del periodo..

    Sargent in seguito ridipinse la spallina per alzarla e conservò il ritratto nel suo studio fino a quando non fu venduto al Metropolitan Museum of Art nel 1916, dopo la morte di Virginie Gautreau. Ribattezzò poi il ritratto Madame X, descrivendolo come “la cosa migliore che abbia mai fatto”.

    Io sono rimasto colpito anche dai lavori di ritrattistica che sono presenti alla mostra, una gestione dalla luce davvero favolosa.

    Se passate a Parigi, é in esposizione fino all’11 gennaio 2026. Ne vale la pena.

  • “Il sogno di una cosa” è il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, scritto nel 1949-50 ma pubblicato solo nel 1962 e originariamente intitolato I giorni del Lodo De Gasperi.

    Racconta le vicende di tre amici (Nini, Eligio e Milio) e delle loro famiglie, tra il 1948 e il 1949, che incontrano durante una sagra.

    Nella prima parte, nel 1948, sull’onda spontanea della condivisione di intenti e ideali, i tre amici decidono di emigrare all’estero nella speranza di trovare un lavoro. Milio andrà in Svizzera, Nini ed Eligio invece, spinti anche da motivazioni sociali, raggiungeranno la vicina Jugoslavia, da cui però rientreranno delusi dopo qualche tempo.

    La seconda parte, datata 1949, accumula alcuni motivi narrativi attorno alla figura di Cecilia, di cui Nini si innamora. Il racconto si orienta così in un’atmosfera cadenzata dai ritmi della vita e dei riti comunitari contadini in cui le esistenze dei tre giovani si dipanano nell’aspirazione a una migliore condizione lavorativa e sociale, mentre a fare da sfondo restano la loro impetuosa, sensuale giovinezza e la voglia di amore e di amicizia, minacciate dalla cruda realtà di una vita di privazioni e di ingiustizia.

    Silvia Rocchi e la curatrice Sara Pavan

    La bravissima Silvia Rocchi ha rivisitato questa storia e l’ha trasformata in fumetti. Non possiamo che andare avanti è la mostra inaugurata lo scorso 4 ottobre a Parigi, grazie ad EFASCE, e ospitata presso libreria italiana del Marais, la Tour de Babel .

    L’esposizione presenta le 21 tavole a colori che compongono il racconto a fumetti di Silvia Rocchi, realizzate con una tecnica pittorica che mescola colori vibranti e segni di grafite.

    Ho documentato, il vernissage. Alcune foto le trovate nei profili social dell’artista e della libreria, altre qui sotto.

    Un’atmosfera davvero piacevole, come spesso succede agli eventi della Tour de Babel. Una voglia di rivedere la prima opera di Pasolini, con l’aiuto prezioso di Sara Pavan, che ha curato l’allestimento e animato la serata.

    Ho voluto raccontare le impressioni di chi probabilmente non conosceva questo romanzo di Pasolini (io per primo), che tra l’altro racconta di migrazioni. Ho visto sguardi attenti e curiosi. Volti sorridenti, con voglia di conoscere un po’ d’Italia.

    La mostra é visitable presso la libreria Tour de Babel al 10, Rue du Roi de Sicile a Parigi (Metro Saint Paul) fino al 30 novembre.

    Ne vale la pena!

  • Café Parisienne, Parigi, settembre 2025

    Qualche volta prendo una delle macchine analogiche: c’é un forte trend sulla rete nell’invitare ad utilizzare apparecchi tascabili, non intrusivi, leggeri. Ovviamente i più recenti costano una fortuna.

    Ma ho pensato che mia piccola Olympus XA é una delle fotocamere più piccole mai prodotte (credo), soprattutto se bine rimosso il flash laterale.

    Quando scegli questo modo di fotografare, introduci degli elementi che apparentemente ti limitano, ma che in realtà ti fanno scattare in maniera più intenzionale:

    • ci sono 36 scatti (che hanno un costo associato, più o meno intuitivo): ci pensi sempre due o tre volte.
    • le immagini non le hai disponibili subito, devi aspettare anche qualche settimana: avranno una ‘luce’ diversa, una connessione motiva diversa.

    Ci sono anche vantaggi immediati nell’usare una macchina analogica come l’Olympus XA

    • coerenza nella resa visiva (36 foto in bianco e nero, con la stessa pellicola: a parità di condizioni di luce, la resa sarà simile)
    • costanza nelle inquadrature, tutte con un 35mm (lente fissa).

    Ovvio che questi vantaggi si possono ottenere anche con una macchina digitale, ma occorre più disciplina.

    Alcuni scatti di questa pellicola.