• Sono stato alla mostra di Robert Doisneau oggi al Musée Maillot – 400 fotografie di un fotografo che, come pochi, ha saputo raccontare e descrivere la Parigi del dopo guerra fino agli anni ’70.

    Riflettevo sull’importanza della fotografica per raccontare il passato e farlo conoscere alle generazioni future. MI dico spesso che molte delle foto che faccio avranno senso tra 30 o 40 anni, perché descriveranno un quotidiano diverso.

    Guardate questa foto, una tra le più recenti della mostra: Rue Rivoli é completamente diversa oggi. Le 4 corsie destinate alle auto nel 1978, ora sono state messe a disposizione di biciclette (tre) e autobus o taxi (una).

  • skyline
    Venezia-Parigi, 4 agosto 2025

    Quando volo prendo spesso il posto corridoio. Mi dà l’impressione di essere più largo, meno pressato contro una parete. E si esce più facilmente a destinazione.

    Si rischia pero’ di perdere alcuni spettacoli di luce, ombre, nuvole e cielo.

    Come questo qui.

    Bentornato a casa

  • Pordenone, luglio 2025

    “La settima arte sin dalle sue origini è stata declinata negli ambiti più impensabili. Ha sfruttato principalmente due grandi canali di visibilità: quello delle case di produzione e distribuzione che promuovevano l’opera cinematografica per riempire le sale e quello delle imprese commerciali che hanno sfruttato il successo di divi e divine per pubblicizzare prodotti di ogni sorta. Da un lato c’erano gli esercenti e gli spettatori, dall’altro i cittadini tutti. Una versatile e pressoché inesauribile strategia di comunicazione attraverso un numero esorbitante di materiali iconografici che permettevano di vivere e condividere l’esperienza individuale trasformandola in collettiva attraverso la condivisione, esattamente come fanno oggi i canali social.

    Dai primi decenni del secolo scorso, al fianco dei corredi di promozione del film come manifesti, locandine, fotobuste, foto di scena, proliferano in tutto il mondo materiali fotografici ed illustrati associati a beni di consumo come prodotti dolciari, tabacco, cosmetici, farmaci. Si tratta di figurine, calendarietti, cartoline, cigarette cards, carte da gioco, ventagli, chiudilettera, ma anche posate, servizi da te, diari, bottoni, spille e ogni tipo di gioco. Una serie di “materiali effimeri” curiosi e originali che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento, almeno fino al secondo dopoguerra. Vere e proprie fonti storiche che con semplicità e immediatezza delineano il profilo di note imprese locali, nazionali ed internazionali, i rapporti “affettivi” tra pubblico e opera filmica, le variabili del divismo, le dinamiche della spettatorialità, nonché attestano l’esistenza di un canale di formazione e alfabetizzazione attraverso l’uso delle immagini.

    Da un’accesa passione per questi materiali nasce una vasta e articolata collezione che vuole raccontare la storia del cinema (e non solo) in un modo insolito e originale mettendo in vetrina un’espressione tangibile della cultura popolare.”

    (Silvia Moras)

    Fino al 6 settembre a Pordenone, alla Casa dello Studente