L’imperfezione della verità: Patrick Frilet e la Belfast degli anni ’70

Di recente ho visitato la Biblioteca Civica di Pordenone per vedere la mostra fotografica dedicata a Patrick Frilet, intitolata The Troubles. Le pareti ospitavano gli scatti realizzati dal fotoreporter francese a Belfast, tra il 1973 e il 1975, anni in cui l’Irlanda del Nord era spaccata a metà da una sanguinosa guerra civile tra lealisti protestanti e insorti cattolici.

Camminando tra quelle immagini, mi sono accorto di un dettaglio che mi ha fatto riflettere su come guardiamo le fotografie oggi. Nell’era digitale, siamo diventati ossessionati dalla nitidezza. Cerchiamo la risoluzione perfetta, il fuoco impeccabile, il dettaglio chirurgico. Eppure, davanti agli scatti di Frilet, la “perfezione tecnica” perde improvvisamente di significato.

Le sue fotografie di Belfast non sono nitide. Spesso sono mosse, sgranate, catturate nell’urgenza del momento, nel fumo delle strade o nel caos degli scontri. Ma è proprio in questa imperfezione tecnica che risiede una forza comunicativa devastante. Quella grana spessa e quel micromosso non sono errori, ma tracce di vita: testimoniano che il fotografo era lì, dentro l’azione, senza il tempo di impostare lo scatto perfetto, guidato solo dalla necessità di documentare una realtà brutale.

Quelle immagini non cercano l’estetica, cercano la verità. E la verità, specialmente quella di una guerra civile, è raramente a fuoco e perfettamente esposta. È caotica, sporca, immediata.

Ho voluto catturare un frammento di questa esperienza portando a casa qualche scatto dell’esposizione fatto con il mio iPhone. Le trovate qui sotto. Guardandole, vi invito a fare un passo indietro dalla nitidezza a tutti i costi, per ritrovare il sapore di una fotografia che, prima di essere bella, doveva essere vera.



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