• A teatro – “Pays Bonheur “

    Quando me lo chiede vado sempre volentieri a raccontare gli spettacoli di Thierry.

    Anche questa volta, Thierry de Pina offre uno spettacolo intenso e profondamente umano. Adattato da un romanzo di Emmanuel Darley, lo spettacolo “Pays Bonheur” affronta un tema sociale piuttosto forte: l’esilio, la speranza di una vita migliore e il prezzo da pagare per realizzare questo sogno.

    Sul palco, un uomo lascia il suo paese natale, spinto dalla promessa di un altrove più clemente, quel tanto agognato “Paese della felicità”. Ma prima di arrivarci, bisogna attraversare, aspettare, sopravvivere. Ci sono il trafficante, le condizioni disumane del viaggio, i giorni interminabili fatti di paura, stanchezza e rinunce. E una volta arrivato, il sogno si incrina. L’integrazione è difficile, i lavori sono precari, gli alloggi fatiscenti e l’obbligo di inviare denaro alla famiglia rimasta in patria pesa molto.

    Per più di un’ora, Thierry interpreta con notevole intensità una galleria di personaggi. Solo sul palco, è circondato da un arredamento minimalista composto da quattro sedie e alcune lettere appese provenienti dal suo paese natale, dove l’uomo è alla ricerca di una vita migliore. La sua recitazione sensibile trascina lo spettatore in un viaggio interiore, capace di descrivere una varietà di sentimenti trascinandoti dentro la storia.

    Il racconto, non facile, é commovente e ti affascina dall’inizio alla fine. «Pays bonheur» è un teatro dell’emozione e della coscienza, un momento raro che interroga il nostro sguardo sull’altro e sulle nostre società.

    Uno spettacolo forte.

    Bravo Thierry a non cercare le cose facili, nemmeno per noi fotografi: le luci molto fioche, giustamente disegnate in coerenza con la storia, non mi hanno reso la vita facile.

    Spero pero’ di aver catturato alcune delle sensazione che il pubblico di parigi puo’ scoprire ogni giovedì sera in un piccolo teatro di Montparnasse.

  • Goodmorning America
    Cover della nuova Zine – Gennaio 2026

    Nei prossimi giorni condividerò attraverso la mia newsletter la nuova zine dedicata all’inizio di questo anno. Al suo interno troverete il racconto di una Washington vista in bianco e nero: un’osservazione silenziosa che parte dai solenni Memoriali per addentrarsi tra le strade che circondano la Casa Bianca.

    Sono consapevole che Washington é più di tutto questo, ma questa é la parte più importante per gli americani (credo).

    Intanto, pero’, un piccolo anticipo a colori

    La mattina presto, é molto rilassante attraverso il parco che raccoglie tutti i principali monumenti: il Washington Memorial é sempre li’ punto di riferimento ed elemento più rappresentativo della capitale americana.

  • Qualcosa che va storto
    Polaroid – 1/2026

    Mi sono impegnato a creare nel 2026 un progetto fotografico con macchine fotografiche istantanee.

    Per Natale mi sono regalato una Polaroid e, appena rientrato a Parigi, ho speso la mattinata del 1 gennaio per cercare le 8 istantanee contenute in una (costosa) pellicola.

    Nella mia passeggiata ho trovato 8 situazioni che credevo interessanti, ho inquadrato, immaginato la resa e stampato. Ho messo la stampa nella tasca della giacca, aspettando la sua esposizione. Ho deciso di fare lo stesso con tutte le 8 esposizioni, aspettando di rientrare a casa per vedere il risultato.

    Accudenti! Tutte bruciate! Come l’immagine di copertina di questo post. Tutte completamente bianche o quasi….

    Ma cos’è successo? vuoi vedere che in aeroporto …..

    Ma certo, rientrando a Parigi ho inserito la scatola Polaroid con i film nel bagaglio a mano, che è passato sotto gli X-Ray del controllo di sicurezza … Et voilà … probabilmente spiegato il contrattempo.

    Avevi con me una seconda scatola, questa volta a colori. L’ho aperta r ho scattato un frame per verificare

    Polaroid – 2 /2026

    Peccato davvero, visto il costo delle pellicole Polaroid. Certo, il risultato conserva una certa forma di sperimentazione e espressione creativa, ma avrei preferito davvero fare un’esperienza Polaroid più ‘tradizionale’.

    Ho provato comunque a riutilizzare queste foto bruciate in uno dei miei carnet ….. quando qualcosa va storto, bisogna sempre trovare una via d’uscita, no?

    Carnet Fabriano Acqua, 20025/26