Ci sono concerti in cui vai per ascoltare la musica, e altri in cui vai per ascoltare il pubblico.
Ieri sera fa mi sono ritrovato allo storico Zénith di Parigi per vedere i Goldmen, una tribute band dedicata a un artista che in Italia forse non tutti conoscono, ma che qui in Francia è una vera e propria leggenda vivente: Jean-Jacques Goldman.
Devo essere sincero: prima di varcare le porte dell’arena, non conoscevo le sue canzoni, se non alcune che Sylvie mette a casa ogni tanto. Sapevo per questo che Goldman è uno dei cantautori più amati di Francia e che, nei primi anni 2000, ha deciso di ritirarsi completamente dalle scene, scegliendo una vita silenziosa e lontana dai riflettori. Mi aspettavo un bel concerto nostalgico, ma non ero assolutamente pronto a quello che ho vissuto.
Fin dalla prima nota, il palazzetto si è trasformato. Non stavo guardando un semplice concerto di cover, stavo assistendo a un vero e proprio rito collettivo.
La partecipazione totale: Non c’era una sola persona che non cantasse a squarciagola. Dalle prime file fino agli spalti più alti, il pubblico conosceva ogni singola parola, ogni respiro, ogni assolo di chitarra. È incredibile vedere quanto un artista possa essere ancora così visceralmente amato e presente nel cuore delle persone, pur avendo smesso di esibirsi da oltre vent’anni.
“Envole-moi, envole-moi, envole-moi / Loin de cette fatalité qui colle à ma peau.”
(Fammi volare via, fammi volare via, fammi volare via / Lontano da questa fatalità che mi si incolla alla pelle.)
Alla fine della serata, pur non avendo cantato una singola strofa, ho capito che la musica di Goldman è molto più che una serie di hit: è un pezzo dell’identità francese. E anche se non potevo cantare con loro, far parte di quella folla, per un paio d’ore, è stata una magia inaspettata.
Se passate dalla Francia e vi capita l’occasione, andate a sentirli. Non serve conoscere le parole: ci penseranno i francesi a cantarle per voi.