Fotografare l’ordinario : Madeleine de Sinéty

Che bello il lavoro di Madeleine de Sinéty, in queste settimane esposto a Jean de Paume a Parigi.

L’opera di Madeleine de Sinéty è un lavoro intimo e solitario, sviluppatosi lontano dalle logiche delle commissioni ufficiali e profondamente legato alla sua quotidianità tra Francia e Stati Uniti. Dopo gli inizi come disegnatrice di moda nella Parigi degli anni ’60, capisce che è la fotografia – praticata da autodidatta, sia a colori che in bianco e nero – il mezzo più adatto a esprimere la sua visione del mondo.

I suoi primi scatti, nel 1970, catturano un quartiere di Montparnasse in piena trasformazione, per poi spingersi tra le strade di New York e all’interno del mondo dei ferrovieri. Quest’ultimo progetto, nato da una passione infantile per i treni a vapore, le permette di documentare da vicino le realtà della classe operaia.

Curiosa la storia del progetto “Steam“: nel 1969, Madeleine de Sinéty e suo marito, il giornalista Daniel Behrman, entrambi appassionati delle ultime locomotive a vapore ancora in funzione, iniziarono a visitare stazioni ferroviarie e linee secondarie. Per loro, i treni incarnavano un aspetto romantico del viaggio che è difficile immaginare oggi, in un’epoca in cui spostarsi in treno è routine e l’immagine di un “altrove” idealizzato è sempre più lontana. La loro passione per i locomotori e la nostalgia per i mezzi di trasporto di una volta si estesero ben presto ai ferrovieri e alla scoperta della realtà quotidiana della classe operaia francese. La coppia conobbe e strinse amicizia con una squadra di macchinisti della Gare Montparnasse, i quali permisero loro di salire di nascosto nella cabina di guida presso passaggi a livello poco frequentati per catturare le prime immagini della serie.

Con la sua prima macchina fotografica 35 mm, la de Sinéty scattò sia in bianco e nero che su diapositive Kodachrome, immortalando ritratti, nature morte e paesaggi. Raccolse migliaia di immagini di locomotive tra vortici di fumo e fiamme, catturando il rapporto quasi organico tra i macchinisti e i loro mezzi, che sembrano prendere vita mentre sbuffano, faticano e sputano fuoco e vapore.

Questo é il suo progetto probabilmente più significativo.

Nel 1971, Madeleine de Sinéty trascorse diversi mesi nella cittadina di Lanloup, in Bretagna, dove visse tra pescatori e contadini. Nell’estate del 1972, mentre tornava a Parigi dopo una visita nella regione, si fermò a Poilley, nell’Ille-et-Vilaine, a sessanta chilometri a nord di Rennes, e si innamorò del villaggio. Il profumo del fieno e il rumore dei carri e dei cavalli le ricordarono la fattoria del castello della sua infanzia, un luogo in cui a lei, come a tutti i figli dei proprietari, era stato severamente proibito andare. Ora, a 37 anni, nulla le era più proibito. Capì che voleva restare lì e scattare fotografie.

Si dimise dal suo lavoro di illustratrice e si trasferì in una casa nel villaggio, che contava 500 abitanti, vivendoci per otto anni. Fu qui che la de Sinéty strinse amicizia con Maria Touchard e sua nipote Béatrice, le quali facilitarono la sua accoglienza da parte della comunità, composta da circa venti fattorie, una scuola, qualche caffè e dei negozi, tutti raggruppati attorno a una chiesa in granito e al suo cimitero. Visse lì, dando una mano nei lavori dei campi e nelle fattorie, con la macchina fotografica al collo, ogni giorno e con qualsiasi condizione meteorologica. Col tempo, venne accettata dall’intero villaggio e, sebbene la trovassero intrigante e fossero ben consapevoli della sua “diversità”, gli abitanti le permisero di fotografare gli interni delle loro case, le feste di paese e i matrimoni.

Ne nasce un libro bellissimo

33.280 diapositive a colori, 23.076 negativi in bianco e nero: questo laconico elenco avrebbe potuto aprire una delle centinaia di pagine del diario personale di Madeleine de Sinéty. Il suo legame con le persone fotografate, così come l’intimità, la ricchezza e la diversità di quegli incontri, traspaiono in tutte queste immagini. La fotografa visse a Poilley dal 1972 al 1980; in seguito vi fece ritorno diverse volte dalla sua casa negli Stati Uniti.

I suoi diari

Il cuore della sua produzione rimane però inseparabile dai luoghi in cui ha vissuto. Che si tratti del piccolo villaggio bretone di Poilley – dove in dieci anni realizza oltre 50.000 scatti – o di Rangeley negli Stati Uniti, la sua casa per gli ultimi venticinque anni, la de Sinéty fotografa dall’interno le comunità che l’hanno accolta. Con una costante urgenza documentaristica e un velo di nostalgia, immortala il ritmo delle stagioni, le tradizioni e i gesti quotidiani destinati a scomparire, cercando di trattenerne la grazia fugace.

Questa stessa sete di memoria si riflette nei diari intimi che l’hanno accompagnata per tutta la vita, compagni silenziosi della sua esplorazione visiva.

A Jeu de Paume.



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