
Ci sono rullini che aspetti con trepidazione di ritirare dal laboratorio e che, una volta sviluppati, ti lasciano con un po’ di amaro in bocca. È esattamente quello che mi è successo con un rullino da 24 pose scattato quest’estate.
Avevo deciso di variare un po’ la mia routine fotografica e di affidarmi a una vecchia Olympus Trip 35, caricata con una classica Kodak Gold Plus. 24 pose (che in fase di sviluppo, almeno qui in Francia, costa come un 36 pose …..).
L’idea era catturare l’atmosfera estiva con leggerezza, affidandomi allo zone focusing della macchina. Regolare la ghiera a stima, passando da un’icona all’altra, è un approccio rapido e istintivo che solitamente apprezzo molto per non perdere l’attimo.
Probabilmente gli anni si fanno sentire anche per le fotocamere: la meccanica ha i suoi acciacchi e la lente, evidentemente, non è più nelle migliori condizioni, restituendo un’immagine certamente non nitida, ma nemmeno nemmeno con quell’atmosfera che mi aspettavo.

Eppure, la fotografia a pellicola ci insegna anche ad accettare l’imprevisto e il difetto. Invece di archiviare l’intero rullino tra gli esperimenti falliti, ho deciso di estrapolare solo alcuni scatti sui ventiquattro. Non sono tecnicamente perfetti, l’ottica affaticata ha lasciato il suo segno, ma conservano comunque una certa onestà e restituiscono l’essenza di quelle giornate.

A volte l’attrezzatura ci tradisce e i risultati sfuggono al nostro controllo, ma credo faccia tutto parte del fascino del processo analogico.
Quest’ultimo scatto, per esempio, cattura un paesaggio ampio che, filtrato dal vetro incerto di questa vecchia compatta, perde i dettagli geografici esatti per diventare pura suggestione di una calda giornata nel Pordenonese.

